Educazione emotiva: quanto è importante per tuo figlio?
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30 ottobre 2015 - 9:19, da ,

Perché educare all’emotività?

Molti genitori avranno sentito parlare di educazione emotiva e di quanto sia importante per la crescita. Ma cosa significa davvero educare all’emotività? E quali sono i benefici che una corretta educazione emotiva può apportare nel percorso di crescita?

Essenzialmente, educare all’emotività significa aiutare il proprio bambino a conoscere le emozioni che prova e a saperle gestire in modo adeguato. In questo percorso è fondamentale che il bambino impari a riconoscere come naturali anche emozioni “negative”, come la rabbia e la tristezza, per riuscire a rispondervi con un comportamento socialmente accettabile  senza tentare di reprimerle sul nascere.

Educare all’emotività non è quindi solo utile alla crescita e allo sviluppo, ma è anche fondamentale ai fini della costruzione identitaria: sperimentando tutte le emozioni appieno, e potendo confrontarsi con un adulto che sia un punto di riferimento, il bambino sviluppa la capacità di gestire la propria emotività in autonomia e apprende al contempo l’importanza di chiedere aiuto se necessario.

I vantaggi possono essere molteplici: nell’immediato, il bambino potrà imparare a riconoscere le situazioni rischiose che gli provocano emozioni negative e potrà essere incentivato a confidarsi con gli altri; nel lungo periodo, invece, una buona educazione emotiva potrà aiutare a costruire relazioni interpersonali sane e adeguate.

La capacità di gestire adeguatamente le emozioni innalza anche il livello di autostima,  insegna ad attribuire un determinato valore a se stessi e consente di affrontare i fallimenti con maggiori risorse individuandone la causa in un difetto nell’azione compiuta e non nell’inadeguatezza personale.


Qualche consiglio pratico.

Anche se, da un punto di vista teorico, siamo tutti consapevoli di non poter evitare che i nostri figli si confrontino con emozioni “negative”, nei fatti a volte cerchiamo di preservarli da situazioni che gli possano provocare paura, rabbia o frustrazione. Quest’ atteggiamento protettivo, però, aiuta più noi adulti che i bambini; perché è vero che ci evita di vedere nostro figlio in una situazione di sconforto, ma al tempo stesso non consente a lui ( o a lei) di confrontarsi con le molteplici sfumature di cui si compone la quotidianità.

Un’altra situazione, forse ancora più ricorrente, si verifica quando cerchiamo di castrare la reazione rabbiosa di nostro figlio. Facciamo un esempio: ci troviamo al parco, e un altro bambino prende senza permesso la  palla del nostro.  Le reazioni che verosimilmente metteremo in atto si possono raggruppare intorno a due poli opposti: nel primo caso ci troveremo a sminuire il gesto del furto o rimprovereremo sbrigativamente nostro figlio con frasi tipo “ sei sempre il solito” per paura di non riuscire a contenerne il comportamento . Nel secondo caso ne prenderemo le difese a spada tratta, impedendogli di risolvere da solo una prima e basilare situazione di conflitto.

In realtà nessuna delle due strade è quella giusta per supportarlo in modo positivo: in questi casi dovremmo ricordarci che screditare la sua rabbia non lo aiuterà certo a trovare un comportamento accettabile per esprimerla, ma lo porterà a sentirsi deriso e inadeguato.

Se vogliamo aiutarlo davvero dovremmo innanzitutto capire il motivo della sua reazione, che nel nostro esempio corrisponde al furto della palla, dovremmo poi parlarne con lui  e infine indicargli un modo alternativo di agire che sia più accettabile all’interno della relazione tra pari. La cosa fondamentale è che la sua rabbia non sia screditata, ma accolta!

Quali sono allora le modalità per risolvere il conflitto in modo positivo? Si può spiegare a nostro figlio che la sua reazione non è corretta , ma che non è la rabbia  in sé a essere sbagliata; si può cercare di bilanciare le due parti in conflitto con suggerimenti di comportamento, ad esempio consigliando di giocare insieme;  si può stimolare il problem solving del bambino facendolo ragionare su quali comportamenti alternativi potrebbe mettere in pratica. Le possibili soluzioni sono molte e tutte valide, l’importante è che non manchi mai il dialogo!

 


E se partissimo da un film?

Il clamoroso successo riscosso dal film di animazione Inside Out ci può fornire un altro spunto utile per affrontare l’educazione emotiva dei nostri figli. Infatti, Inside out ha il grosso pregio di poter essere visto e compreso da diverse fasce d’età, anche se, chiaramente, le modalità di comprensione saranno differenti tra loro e congrue con lo sviluppo cognitivo dei piccoli spettatori.

Vedere questo cartone in famiglia potrebbe essere utile sia per affrontare l’argomento coi nostri figli, sia per trasmettere loro alcuni messaggi in modo semplice e divertente. In particolare, Inside Out permette di capire l’importanza di tutte le emozioni, evidenzia che le emozioni sono alla base della nostra vita, e ci ricorda che eliminare le emozioni negative nel lungo periodo non ci permette di vivere appieno il quotidiano.

 


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